SETTIMANA 44
Test genetici: il DNA racconta
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Il DNA umano contiene circa 3 miliardi di basi, un numero paragonabile alla popolazione complessiva di India e Cina. Queste basi sono organizzate in una sequenza ordinata, che custodisce gran parte delle informazioni necessarie allo sviluppo e al funzionamento del nostro organismo.
Su numeri così grandi, anche una variazione molto piccola della sequenza può, in alcuni casi, contribuire alla comparsa di una malattia o aumentarne la probabilità.
Oggi i test genetici permettono di individuare queste variazioni e di interpretarle, quando possibile, alla luce di una precisa domanda clinica.
Cosa devi sapere
La genetica nasce molto prima che si sapesse cosa fosse il DNA.
Nell’Ottocento Gregor Mendel, un frate agostiniano, studiò gli incroci tra piante di pisello osservando come alcune caratteristiche, come il colore e la forma dei semi, si trasmettessero da una generazione all’altra. Da quegli esperimenti nacquero i primi principi dell’ereditarietà.
Un secolo più tardi si comprese che queste informazioni sono contenute nel DNA, la molecola che costituisce il nostro patrimonio genetico. Il DNA può essere immaginato come un enorme libro di istruzioni: i geni sono come i capitoli di questo libro e contengono le informazioni che l’organismo utilizza, per esempio, per produrre proteine o regolare determinate funzioni. Nel complesso, il genoma umano comprende circa 3 miliardi di basi e circa 20.000 geni.
Tra una persona e l’altra esistono moltissime variazioni del DNA. La grande maggioranza non provoca alcuna malattia; alcune, invece, possono modificare il funzionamento di un gene e assumere un significato clinico.
È proprio questo che cerca un test genetico: variazioni del patrimonio genetico che possano contribuire a spiegare una malattia, indicare una predisposizione o chiarire un rischio ereditario.
A seconda del quesito clinico, si può analizzare una singola variante già conosciuta, uno o più geni, gruppi di geni correlati tra loro oppure porzioni molto più ampie del patrimonio genetico, come l’esoma o l’intero genoma.
3 miliardi
circa le basi che compongono il genoma umano
20.000
circa i geni compresi nel genoma umano
50%
del patrimonio genetico viene ricevuto dalla madre e il restante 50% dal padre
Quando può essere utile un test genetico
Di solito il percorso non parte dal DNA, ma da ciò che il medico osserva: la storia clinica della persona, alcuni sintomi, caratteristiche particolari della malattia o ciò che è accaduto nella famiglia.
Quando questi elementi fanno pensare che possa esserci una componente genetica, il medico può ricorrere a un test per cercare variazioni del DNA associate al quadro osservato.
È importante però distinguere due concetti: genetico non significa necessariamente ereditario.
Ogni persona riceve metà del proprio patrimonio genetico dalla madre e metà dal padre. Durante la formazione delle cellule riproduttive, questi patrimoni vengono rimescolati, creando in ogni figlio una combinazione genetica unica. Nella maggior parte dei casi si tratta di nuove combinazioni di varianti già presenti nei genitori; più raramente, durante la formazione di ovociti o spermatozoi oppure nelle primissime fasi dello sviluppo embrionale, può comparire una nuova modifica della sequenza del DNA che non era presente nei genitori. In questo caso si parla di variante de novo.
Per questo una malattia può avere una causa genetica anche quando quella specifica variante non è stata ereditata né dalla madre né dal padre.
I test genetici possono quindi servire a capire se una malattia ha una causa genetica identificabile, se una persona presenta una variante che aumenta la probabilità di sviluppare una determinata malattia oppure se un’alterazione già riscontrata in famiglia è stata effettivamente ereditata.
In altri casi, il test può stabilire se una persona sana è portatrice di una variante associata a una malattia recessiva: non manifesta la malattia, ma può trasmettere quella variante ai figli.
Il punto centrale è questo: un test genetico acquista valore quando risponde a una domanda clinica precisa e il suo risultato viene interpretato alla luce della storia personale e familiare.
Cosa puoi fare concretamente
Un test genetico può chiarire molto, ma non racconta tutto. Capire cosa può dirci — e cosa no — è il primo passo per usarlo bene.
Curiosità.
Due gemelli identici possono diventare molto diversi. I gemelli monozigoti condividono quasi tutto il loro patrimonio genetico, ma ambiente, alimentazione, attività fisica, esposizioni e stile di vita possono influenzare nel tempo caratteristiche e salute in modo diverso.
Falso mito.
“Un test negativo esclude qualsiasi malattia genetica”. Un test genetico negativo significa che non è stata identificata l'alterazione ricercata con quel test, ma non esclude completamente un sospetto clinico.
Novità scientifica.
Le moderne tecniche di sequenziamento permettono di studiare contemporaneamente decine o centinaia di geni, ampliando notevolmente le possibilità diagnostiche.
Consiglio pratico.
Non scegliere il test solo perché contiene più geni. Un pannello molto ampio può aumentare anche i risultati di significato incerto: appropriatezza e interpretazione sono importanti quanto la tecnologia.
Segnale da non ignorare.
Più casi della stessa patologia nella stessa famiglia, soprattutto se comparsi in età giovane o in più generazioni, possono suggerire una componente ereditaria da approfondire.
Perché agire adesso
Un test genetico può mettere fine a un lungo percorso diagnostico, chiarire un rischio familiare o fornire informazioni utili per le scelte successive. Il suo valore non sta semplicemente nel leggere il DNA, ma nel trasformare un dato genetico in un’informazione realmente utile per la persona.
Scheda sintetica del test
Tipo di esame: generalmente prelievo di sangue venoso; per alcune indagini possono essere utilizzati saliva, tampone buccale o altri campioni biologici.
Frequenza consigliata: generalmente una tantum per la specifica analisi genetica; eventuali approfondimenti dipendono dal risultato e dall'evoluzione delle conoscenze.
Obiettivo: identificare varianti genetiche o alterazioni cromosomiche che possano contribuire a una diagnosi, indicare una predisposizione ereditaria o identificare uno stato di portatore.
Da ricordare: indicazione, consenso e interpretazione del risultato sono parti essenziali dell'esame genetico.
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Test genetici: quando il DNA può dare una risposta
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Fonti di riferimento
Istituto Superiore di Sanità. Test genetici. ISS; pubblicato 2020, aggiornato 2022.
National Human Genome Research Institute. Deoxyribonucleic Acid (DNA) Fact Sheet. NIH/NHGRI.
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Richards S, Aziz N, Bale S, et al. Standards and guidelines for the interpretation of sequence variants: a joint consensus recommendation of the ACMG and AMP. Genet Med. 2015;17(5):405-424. doi:10.1038/gim.2015.30. PMID: 25741868.
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World Health Organization Science Council. Accelerating the use of genomics for global health: promotion, implementation, collaboration, and ethical, legal, and social issues. WHO; 2022.





