SETTIMANA 40
World Heart Day: ogni battito conta davvero
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Oltre 157.000 angioplastiche coronariche in un solo anno. È il numero delle procedure eseguite in Italia nel 2024 per riaprire arterie del cuore ristrette o ostruite. Più di 400 ogni giorno.
Dietro molti infarti e molte delle urgenze coronariche che portano in ospedale c'è una malattia che lavora in silenzio: l'aterosclerosi.
La placca che può arrivare a compromettere il flusso di sangue al cuore non si forma da un giorno all'altro: cresce lentamente nel corso degli anni, spesso senza causare alcun sintomo, fino al momento in cui può rompersi e favorire la formazione di un coagulo.
Questi eventi non sono sempre evitabili, ma il loro rischio può essere ridotto in modo sostanziale intervenendo per tempo sui fattori di rischio modificabili: alimentazione, attività fisica, fumo, pressione arteriosa, colesterolo, glicemia e peso corporeo. La prevenzione dell’infarto, quindi, non comincia in sala di emodinamica. Comincia molti anni prima.
Cosa devi sapere
Nella grande maggioranza dei casi, l’infarto miocardico è la conseguenza finale dell’aterosclerosi, un processo lento che interessa le arterie coronarie.
Il processo è complesso: il colesterolo LDL che circola nel sangue può penetrare nella parete delle arterie e accumularsi al suo interno, richiamando cellule infiammatorie e favorendo la formazione di una placca. Per anni questa placca può restare silenziosa, fino a quando può destabilizzarsi, rompersi e provocare la formazione di un trombo che ostacola o interrompe completamente il flusso di sangue verso il cuore.
La velocità con cui questo processo avanza dipende in larga parte dai fattori di rischio modificabili.
Il colesterolo LDL rappresenta uno dei principali responsabili della formazione e della crescita delle placche. Il colesterolo HDL contribuisce alla valutazione complessiva del rischio, ma non compensa automaticamente un LDL elevato.
Anche il metabolismo glucidico gioca un ruolo importante: glicemia ed emoglobina glicata permettono di individuare alterazioni che, quando persistono nel tempo, possono danneggiare l’endotelio, cioè il rivestimento interno delle arterie, favorire l’infiammazione e accelerare l’aterosclerosi. La glicemia cronicamente elevata è uno dei grandi acceleratori del danno vascolare.
Anche i reni ci danno informazioni preziose: creatinina ed eGFR ne valutano la capacità di filtrazione, mentre la presenza di albumina nelle urine può rappresentare un segnale precoce di danno renale e vascolare e si associa a un rischio cardiovascolare più elevato.
Ma gli esami di laboratorio non fotografano tutto il rischio: pressione elevata, fumo, sovrappeso e sedentarietà agiscono insieme agli altri fattori, rendendo le arterie più vulnerabili.
Valutare questi elementi permette di intercettare alcuni segnali quando c’è ancora tempo per intervenire. Ma nessun numero, preso da solo, racconta l’intera storia: è la valutazione medica a mettere insieme i diversi fattori e a definire il rischio della singola persona.
Gli esami del sangue non cercano l’infarto: aiutano a capire quanto terreno gli stiamo preparando.
157.000+
angioplastiche coronariche eseguite in Italia nel 2024
100.000
circa i battiti del cuore ogni giorno
150 min
di attività fisica moderata raccomandati almeno ogni settimana per un adulto
A chi è utile
Occuparsi del proprio rischio cardiovascolare ha senso prima che compaiano i sintomi.
La valutazione diventa particolarmente importante con l’avanzare dell’età e ancora di più in presenza di familiarità per malattie cardiovascolari precoci, fumo, ipertensione, diabete, sovrappeso, obesità, sedentarietà o alterazioni già note di colesterolo e glicemia.
Il rischio cardiovascolare nasce dalla combinazione di più fattori. Per questo esistono strumenti validati che aiutano il medico a stimare il rischio cardiovascolare globale, cioè la probabilità di andare incontro a un evento cardiovascolare negli anni successivi. In Italia, uno degli strumenti di riferimento è il Progetto CUORE dell'Istituto Superiore di Sanità.
Conoscere il proprio rischio non significa prevedere il futuro: significa capire dove e quanto possiamo intervenire oggi per modificarlo.
Micropillole
Curiosità. Un motore che non si ferma mai.
Circa 100.000 battiti al giorno e oltre 36 milioni all'anno: un lavoro continuo che rende intuitivo il valore della prevenzione.
Falso mito.
Avere il colesterolo nella norma non significa essere al riparo dall’infarto: il rischio cardiovascolare dipende dall'insieme dei fattori, non da un singolo valore.
Ricerca. Un esame da conoscere: la Lipoproteina(a).
I suoi livelli sono determinati soprattutto dalla genetica e valori elevati si associano a un maggiore rischio cardiovascolare. Le raccomandazioni attuali suggeriscono di considerarne il dosaggio almeno una volta nella vita adulta.
Lo sapevi che?
Non esiste un valore di LDL ideale uguale per tutti. Il target dipende dal rischio individuale: maggiore è il rischio, più ambizioso deve essere l'obiettivo di LDL.
Consiglio pratico.
Il movimento è una vera medicina per il cuore. Non serve diventare atleti: per un adulto sono raccomandati almeno 150 minuti alla settimana di attività fisica moderata, come una camminata a passo sostenuto. Conta anche interrompere le lunghe ore trascorse da seduti e muoversi di più durante la giornata.
Perché agire adesso
L’aterosclerosi ha una caratteristica particolare: ha bisogno di tempo. Le placche possono svilupparsi lentamente per anni o decenni prima di manifestarsi con un problema. È proprio questo lungo periodo silenzioso a rappresentare la nostra opportunità.
Ridurre il colesterolo LDL quando necessario, controllare pressione e glicemia, non fumare, mantenersi attivi e correggere gli altri fattori di rischio significa intervenire prima che il danno si manifesti con un evento cardiovascolare.
Non possiamo azzerare il rischio cardiovascolare. Possiamo però modificarne una parte importante. La prevenzione non serve a prevedere quando arriverà un infarto. Serve a renderlo meno probabile.
Esami di laboratorio utili nella valutazione del rischio cardiovascolare
Profilo lipidico: colesterolo totale, LDL, HDL, trigliceridi
Metabolismo glucidico: glicemia, emoglobina glicata (HbA1c)
Funzione renale: creatinina con stima dell'eGFR
Albuminuria: valutabile attraverso il rapporto albumina/creatinina urinaria (ACR)
Lipoproteina(a): parametro prevalentemente determinato geneticamente, da considerare almeno una volta nella vita adulta per una migliore definizione del rischio cardiovascolare
Campione: sangue venoso; campione urinario per la valutazione dell'albuminuria.
Preparazione: è necessario il digiuno.
Nota importante: gli esami di laboratorio rappresentano solo una parte della valutazione del rischio cardiovascolare. I risultati devono essere interpretati considerando pressione arteriosa, età, fumo, familiarità, diabete, peso corporeo, attività fisica, storia clinica ed eventuali terapie.
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Esami di laboratorio:
Colesterolo totale
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Colesterolo LDL
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Prendersi cura del cuore significa farlo quando sta ancora bene.
Conoscere pressione arteriosa, profilo lipidico, glicemia e gli altri principali fattori di rischio è un buon punto di partenza. Il passo successivo è interpretarli insieme al medico, considerando età, storia personale, familiarità e stile di vita.
BIOS, la qualità ce l'abbiamo nel sangue.
Fonti di riferimento
Masiero G, et al. Attività dei Laboratori di Emodinamica nel 2024. Società Italiana di Cardiologia Interventistica (GISE), 2025.
European Society of Cardiology (ESC), European Atherosclerosis Society (EAS). 2025 Focused Update of the 2019 ESC/EAS Guidelines for the management of dyslipidaemias. Eur Heart J. 2025.
Visseren FLJ, et al. 2021 ESC Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice. Eur Heart J. 2021;42:3227–3337.
Istituto Superiore di Sanità. Progetto CUORE – Valutazione del rischio cardiovascolare globale assoluto. Roma: ISS.
World Health Organization. WHO Guidelines on Physical Activity and Sedentary Behaviour. Geneva: WHO; 2020.
Kidney Disease: Improving Global Outcomes (KDIGO). KDIGO 2024 Clinical Practice Guideline for the Evaluation and Management of Chronic Kidney Disease. Kidney Int. 2024.





